Poesie e vecchi ricordi

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Che dono meraviglioso la vita!

Basta solo osservare un pesce in un acquario per rendersi conto di quante meraviglie ha creato il Signore.

Quante cose meravigliose a cui non si può dare una spiegazione.

You love your life! Ama la tua vita!

Non pensare che la tua vita o quella degli altri non vale nulla.

Considerati fortunato ad essere stato scelto a vivere l'emozione di questa esistenza.

Ringrazia Dio per averti dato l'opportunità di amare, di condividere bei momenti con delle persone speciali, di poter ammirare panorami rottamboleschi : verdi prati, suntuose montagne, acque cristalline, candido cielo.

Sii felice!

Emozionati nel pensare di essere vivo!

Non continuare a chiederti quanto durerà la tua permanenza su questo mondo, piuttosto domandati qual'è la vera felicità.

Appena avrai compreso che felicità vuol dire amare e vivere ogni giorno con immensità, allora saprai accontentarti delle piccole cose e ringrazierai "Colui" che ti ha permesso,anche solo per un istante, di vedere la luce anche su questo paradiso terrestre .  

 Scarpinato Giusi - Villafranca Sicula - 24 Gennaio 2008  


Villafranca

Cinque, lunghi secoli, vivono nei mutati vicoli, da quando i Principi Alliata, fondarono in terra agiata, il paese di Villafranca.
Ospitale luogo siculo, che a tanti desti i natali e che in ogni tuo angolo respirano emozioni di un'infanzia ormai lontana, ma sempre viva nei cuori.

Quanti momenti di vita trascorsi per le strade a rincorrersi, in giochi vari a trastullarsi.
Quante gioie! Quanti dolori!
Terra amata e mai obliata che ci lega forte ad ogni via e soprattutto ai più lontani, malinconici paesani.

Calogero Latino - Villafranca Sicula - 14 Settembre 2007


Ricordo Villafranca con affetto

 

Ricordo S. Maria del Gesù

Trascorrono gli anni i pensieri volano il cuore e i ricordi vanno a S. Maria.
Convento di frati minori osservanti, in seguito:
Casa dei bisnonni e dei nonni, arte dell’uomo e amore di Dio intrecciati per cantare gloria allo stupore e alle bellezze che apparivano come una visione; luminose colline Burgitane, stupendo panorama su Caltabellotta.

Grande gioia.
Il sogno della mia giovinezza, l’incontro con il paradiso.


Ricordo:


Il grande portone con portoncino laterale, sempre aperto per il lasciapassare delle amicizie.
Androni alti, soffitti a botte elevazione dalla normalità, grandi scaloni in pietra che a chiocciola girava e la visuale perdevi nella continuità.
Il giardino " u ghiardinu" all’ombra dei gelsi secolari come una cattedrale ispirava fede e serenità, lunghe sedute in pietra per i frati in preghiera; pozzo e vasca per attingere acqua, per le necessità conventuali.
Grande chiesa diroccata tutta in pietra; non si riusciva a immaginare il piccolo mondo antico di fede e religiosità.
Ora di tutto questo e rimasto il ricordo e qualche fotografia.
Al posto della pietra" marmo. "
In sostituzione del giardino " case."
Al posto dei gelsi "orto."
Sostituito il vecchio e grande portone con "un moderno portoncino."
Al posto dell’importanza e bellezza "squallore."
Il ricco mondo di bellezze e d’amore" è morto."

Piccola alluvione

Piccola alluvione che tanta angoscia creava "lu varbacanu" il barbacano.
La pioggia torrenziale il quartiere "di ammuntata" in alto lavava e tutta l’acqua e la munezza in piazza Cristofalo Colombo arrivava: era scritto proprio così"Cristofalo."
Si otturava "lu varbacanu" e la piccola alluvione incominciava l’acqua saliva nelle case esistenti sull’intima piazzetta; nella nostra la prima esposta all’inondazione.
In falegnameria poco legname da pagare ancora a rate si cercava di proteggere e salvare questo bene unico, per la sopravvivenza familiare.
Smesso il temporale si sturava la piccola galleria e acqua e immondizia "sutta l’annitu passava"
sotto l’arco passava.
Un po’ per volta si superava paura e angoscia e si ricominciava.

Il mio paese nativo

Nei miei ricordi il mio paese nativo, con le stradine strette, le case scrostate, la piccola piazzola col barbacano otturato.
Tanti bambini allegri, che giocano al saltino e cantano felici tenendosi per mano.
Le nonne e le vicine, passano le giornate insieme, chiacchierando, commentando, lavorando ai ferri e all’uncinetto, ricami per le ragazze che sognano l’amore.
Maiali e galline, starnazzano anche loro beccando l’immondizia cibo quotidiano.

In memoria di zia Pidra "donna di fede"

Cerco: nella mia miseria e povertà, quello che ho amato e non c’è più.
La tremolante zia, vecchietta che fu, esempio di cristianità e di bontà, ci dava tutto per le nostre necessità, per aiutarci a vivere con dignità e serenità, amore regalava a tutti quanti: fiducia speranzosa nella vita.
Cerco: quella porticina vicino a un campanile, dove appariva col suo leggero passo, disponibile sempre, affettuosamente vicino.
Compagno lungo il nostro faticoso cammino.
Presente sempre presente nella nostra vita, nella tristezza e nella sobrietà.
Cerco: le piante di gelso centenarie, fusti enormi ; con grandiosità e calore entravano nel cuore, nella sua ombra ristoratrice, disponeva all’amicizia e alla serenità.
Il suo frutto, il suo frutto che bontà.
Nei giorni del raccolto, che festa, che allegria, che voglia di condividere.
Di frutti ce n’erano per tutti, per tutti.
Cerco: nelle serate fredde, seduti tutti attorno a un fuocherello; fanciulli, adulti, anziani.


Passatempi per tutti;


gioco di carte, favole, per bambini, letture per gli adulti, romanzi di Carolina Invernizio, ricami per le ragazze.
Un piccolo lumino tremolante ci rischiarava un pò tutti.
Amicizia, compagnia, sogno.
Cerco: i rumori della notte che non esistono più.
Il calpestio dei cavalli in cammino, la voce cadenzata che incitava, del contadino.
Le donne: a fare le conserve su gran pentoloni, rumore di pentole, chiacchericcio, collaborazione.
Vita laboriosa, pulita.

La voce della notte

Nella notte profonda è silenzio quando tutto tace.
Sento: la voce della notte, un lento e lieve ronzio come un treno che arriva riparte e mi porta lontano.
Adagio adagio mi fa attraversare splendide colline, verdi panorami limpidi laghetti montagne innevate luminose, tutto riposante, sereno, rilassante fa tappa e si ferma nei luoghi della mia anima, nelle fermate del cuore.
Sono sola, se ho bisogno di temprarmi, tonificarmi,scuotermi il trenino mi trasporta e si ferma ad Antagnod, splendido paesino di montagna, grande terrazza sulla valle sottostante, arietta fresca, sterzante, tonificante.
Bellissime piste innevate, pieni di sole,ricchi di luce.
Sogno piccole passeggiate sciogliere i miei muscoli con bellissime sciate, aria pulita respiro profondo
si vive qui si vive, ci si tempra,ci si scioglie,ci si abbronza.
Se la vita si fa dura,dura,dura il trenino mi porta e si ferma al mare di Levanto la porta delle cinque terre.
Voglia di sole che mi scalda voglia di sabbia che mi scioglie onda di mare che mi abbraccia.
Cogliere al tramonto, gli ultimi raggi di sole, che splendono come stelle cadenti nel lieve ondeggiare del mare.
Se mi sento sola con me stessa, bisognosa di affetto e di sicurezze, il trenino mi porta al mio paesello Villafranca, cammino con gioia profonda nelle sue stradine strette osservo le sue case semplice e chiare, cerco i miei ricordi di fanciulla parlo con la mia gente contadina, schietta, generosa, semplice.
Donne forti,che hanno accettato per povertà la separazione dalle persone amate, e per tanti,mai più riviste.
Donne che l’unica attesa nella vita, era il postino, lettera in mano aspettavano sempre che arrivasse qualcuno per leggerle e rileggerle lo scritto diverse volte.
Donne pieni di dolori donne pieni di privazioni donne sole, donne a lutto.
Noi giovani, li chiamavamo tutte zie.
Zie vi ricordo sempre con tanto affetto.

Ricordi cancellati

Mi e stato detto che non esiste più in capù li pupi.
Un'altra parte dei ricordi e punto di riferimento dei Villafranchesi cancellati.
Nei miei ricordi di adolescente era il posto: più romantico, più spiritoso, più accessibile che potevamo permetterci di frequentare.
Sopra quella grande terrazza,di terra battuta.
Sotto un cielo di fitte stelle dorate.
Si guardava, verso le splendide e suggestive colline con terrazzamenti, ricchi di storie,di magie e superstizione di Caltabellotta.
In lontananza vedevamo le piccole lucette delle barche, che si muovevano nel mare.
Si sognava, si cantava:

Vidi u mari quantu e bellu.

O sole mio.
Gioia e sogno si alternavano desiderio di mare blu e sabbia dorata.
Sempre cantando e sognando, si proseguiva nella passeggiata, per andare a li pupi russi.
Vecchi e cari pupi colonne di pietra rosata, ci raccontavano, la storia della nobiltà feudale di un baronato, la sottomissione e la povertà dei nostri avi.
Punto di invito di ritorno al paesello.


Mi manca


mi manca questo paesino,
mi manca il cielo stellato,
mi manca il suo calore,
mi mancano i suoi profumi,
mi mancano le margherite del mese di maggio,
mi mancano le piante e i frutti di gelso,
mi mancano in capù li pupi,
mi mancano li pupi russi,
mi mancano i Villafranchesi pupara.

Mariuccia Milazzo - 13 Giugno 2007


Nasceranno

Nasceranno nuovi uomini, nasceranno ma anch'essi se ne andranno.

Uomini forti, dolci, qualche volta un pò ribelli nasceranno.... ma se ne andranno.

Nella vita tanta forza tanto coraggio avranno, ma quando il tempo è ormai lungo, ed il loro cuore assomiglia, sempre più al lento battito d'ali di una farfalla ... anch'essi se ne andranno.

Nati nudi, e poi vestiti con eleganti vestitini arriveranno, ed è così, che se ne andranno.

Nasceranno sì, ma se ne andranno, i loro corpi più con noi non saranno, ma i loro ricordi quelli sì rimarranno!

Antonella Maurici  29-11-1998 Villafranca Sicula


La Matri

Na bona penna pi scriviri vulia pi parlari matri,sulu di tia.
Vuliva la carta pergamena pi scriviri ca supporti e scunti ogni pena.
La penna d ’un pueta eni nicissaria pirchi na matri si trova anchi nni l ‘aria.
Pi diri quantu eni granni l ‘amuri ca lu duna a li figli cu tuttu lu cori .
Lu figliu eni tristi ,lu so cori si dispera comu fari pi falla riturnari allegra.
Circannu na ragiuni pi sta tristizza vulilla beni ,pi turnari l ‘alligrizza.
Quannu cridi ca idda nun ti penza idda eni cu tia,anchi senza prisenza.
Si cci porti tantu di rispettu ti stringi notti e jornu nni lu so pettu.
Figliu,amala si a tempu nni sta vita, la matri pi li figli eni comu na calamita.
Vasacci li manu,adorala pi tutti li tempi ama a idda ca ti pruteggi sempri.

Canzoneri Giovanni  St.Catharines 16 ~ Ottobre ~ 2004


Lettera ad un usuraio

Dileguano veloci .come un sogno gli anni verdi della primavera,

eco smarrita,senza ritorno, prigionieri dell’eterna sera.
Quei ticchettio lento e regolare, ti avverte del dì che nasce e muore,
fantasma, che non puoi fermare,
né con ricchezza, né con gloria e onori.

Il tuo destino non puoi cambiare, scritto è stato dal Creatore.

puoi vivere cent'anni o più, ma poi te ne devi andare e non c’è “raccomandazione”….

…..O “tangente” che giovi.

E guarda caso: con te non puoi portare neanche il libretto degli assegni.

….O sorte beffarda!

Anche quello dovrai lasciare! a chi poi dividerà fra liti e sdegni.

Nel triste dì della notte oscura quando sarai davanti all'Onnipotente
a che ti servirà l'antica usura, se poi ti perderai eternamente?

Ed è cui che l'ambizione umana è come spuma che sullo scoglio s'infrange.

Tardi il viaggiator comprende del suo cammin la sorte.
La vita è un soffio, ricchezza e gloria,
son cosa vana e fedel non ti saranno...

..... Nell'alba della morte.

Rosetta Buscemi - Villafranca Sicula


Cuore di mamma

Tra foreste di gioia con passo di danza camminava su un mare di petali azzurri e zampilli di luce dai riflessi cangianti.

Un sorriso dolcissimo, primaverile, illuminava il suo volto che specchiava una fiorita di peschi.

Strano; non era più curva, ne stanca, era la mamma dei miei ridenti giorni di bimba.

Tra le mani orlata d'oro aveva una trina di seta, forse operosa com'era cuce e ricama i vestiti degli angeli!.

Dal sogno mi destai, straniera la mia stanza mi avvolse in un silenzio di ghiaccio, profondo, dolorante che parla   di  perdute tenerezze.

 Il suo cuore di mamma capì il mio dolore sfreccio leggero sfidando il vento.

Lieve un sussurro che tanta quiete mi diede:

in ginocchio resterò davanti all'Onnipotente finchè le tue lacrime non asciuga, con fazzoletti di nuvole rosa.

Rosetta Buscemi - Villafranca Sicula ( Poesia 3a classificata al premio Nazionale Giuseppe Villaroil a Palermo)


Villafranca  paisi caru

Forza e curaggiu paisi caru, ti  firmasti nni sta zona paru paru .

Nni lu sciumi Virdura l’Alliata si firmaru , pi fari un paiseddu troppu raru .

Avennu  adurato la Madonna di lu Mirtu , lu miraculu l’ha fattu curtu curtu

Facennu miraculi a munzeddu , la vita fu fatta cu lu scarpeddu.

Albertu e Sergiu Mussu lu vostru situ tuccari l’annu eni un lussu.

Chiddi chi stammu fora un’allugavamu lu mussu riciviri notizii luntanu eni un granni passu .

Ora salutu cu tanta maistria a tutti chiddi chi di Villafranca sunnu via.

Giovanni  Canzoneri St.Catharines   7 ~ Jnnaru ~ 2007


L’Annu Vecchiu e L’Annu Novu

 

L’ Annu vecchiu eni passatu e l ‘annu novu appena vinni, pinzammu  a li cosi boni e scurdammuni li tinti.

Si nellannu vecchiu ficimu troppu sbagli, ‘nni llannu novu nun cademmu nni li stessimmrogli.

Circammu di pinzari a un futuru cchiú sirinamenti, stannumpaci e felici cu l ‘amici e li parenti.

Anchi si sta societá nun eni tantu prumittenti, sperammu ca la paci tornanti li casi e ‘nti li cuntinenti.

Lu sacciu ca eni na spiranza viramenti un pocu dura, ma circammu di sfidari a natri e la natura.

Ca si facemmu un pocu di sagrifici natri tutti, forsi un jornu putemmu cogliri di li boni frutti.

Nti lu me cori cci siti granni e nichi, Vi auguru un bonu Annu anchisi nun mi canusciti.

 

Giovanni Canzoneri St.Catharines ~ 2 ~ Gennaio ~ 1994


Pi  li villafranchisi

Chi capulavoru d’arti e di maistria cu li culura di dda  terra ch’era mia,

‘nautenticu paiseddu sicilianu tuttu sgargianti e pitturatu a manu. 

Eni troppu ca aju mancatu di ‘nni vatri ca mi vennu novi tutti li vostri strati. 
Di li pirsuni  nun mi pozzu ricurdari pirchi ‘nni la testa m’appi  operari
 

Li nnomi chi mi restanu nni la menti, sunnu Maniglia, Cascioferru e Trafficanti,

sperannu di farivi cuntenti a tutti quanti cu sta puisia chi mi vinni ‘nni la menti.

Ora vi salutu a tutti anchi nun Villafranchisi cuminciannu di chiddi torti  a chiddi tisi .

Giovanni Canzoneri - St.Catharines.Ontario - Ottuviru ~ 6 ~ 2005


Bona Pasqua cu tuttu lu cori

Bona  Pasqua  Villafranchisi chiddi chi ci siti  e  chiddi chi nun ci siti

A chiddi chi sunnu  ‘nni  lu munnu  ‘nteru vi  mannu  a  tutti  n ’aguriu  sinceru.

Bona  Pasqua  a li  picciutteddi a  chiddi  granni  e  vicchiareddi.

A  Villafranchisi chi  stannu  vicinu e  a  chiddi  chi   stannu  luntanu.

Bona  Pasqua  a  li  ‘nnuccenti, e  a  chiddi  chi si  sentinu  putenti.

A chiddi  chi  nun  hannu  fattu nenti, anchi  li  nichi  e  granni  studenti.

Bona  Pasqua  cu  tuttu  lu  cori a  li  jenniri  e  anchi  a  li  nori.

A li niputi  e a li  cuscini , anchi si tutti nun stannu vicini.

L’ agurii  a  tutti  aju  mannatu sperannu  di  nun  avirimi  sbagliatu.

Giovanni   Canzoneri  St.Catharines ~  Ontario1 ~  Marzu ~  2006