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Giuseppe Di Salvo rappresenta la coscienza della Sicilia che lavora, che vive
del proprio sudore della fronte, evidenziando che la dignità umana non può
essere esposta ad erosione, non può essere svilita da falsi idoli. Nelle sue magnifìche tele i Siciliani hanno la pelle sciupata dal sole e dalle intemperie,
segnata dalle fatiche quotidiane ma hanno un animo da Telamoni, da giganti che
lottano per affermare l'umanismo. Nel pittore si rileva il desiderio di portare
alla ribalta i lavoratori che si curvano per raccogliere i frutti della madre
terra ma non si curvano per raccogliere i frutti della violenza. In un baleno la
schiena si raddrizza e i contadini mostrano le arance che brillano come
lanterne, dipanando il buio di tante situazioni drammatiche, stringono al petto
mazzi di spighe, i cui chicchi simboleggiano i figli abbracciati dai padri e
dalle madri e depongono nelle ceste grappoli di uva come se fossero grappoli di
luce. Si respira l'intenso profumo della campagna siciliana e dappertutto si
propaga un buon odore: odore di veri uomini e di vere donne. L'accentuato
cromatismo ( l'azzurro rutilante del cielo, il verde dai toni variegati degli
alberi e dei campi, il giallo scintillante del grano, la luce unica del sole
siciliano) mette in risalto i colori abbaglianti della nostra terra che
contrastano con quelli cupi dei temporali, causati da quegli individui che
vogliono annebbiare lo splendore della "perla" del Mediterraneo. Le immagini dai
contorni netti, con pennellate precise che sottolineano i più piccoli
particolari, esprimono un pathos ed una vitalità prorompenti, denotando la
capacità di far "vedere" attraverso l'aspetto esteriore quello interiore, ossia
la voglia di riscatto degli uomini, il desiderio di fare sapere a tutti che la
Sicilia è una fucina di valori genuini e schietti. Commuove la capacità del
pittore di trasfigurare gli ulivi poiché, tramite essi, manifesta un particolare
aspetto del carattere dei Siciliani: quello di avere radici profonde nelle
tradizioni, legami solidi con il passato, impedendo loro di essere fuscelli in
balia del vento, oltre al fatto che, dipingendo i Siciliani nell'atto di
raccogliere le olive per estrarre l'olio nuovo, ne indica la voglia di
insaporire gradevolmente la realtà odierna contro gli istinti che la vogliono
condire con sentimenti sgradevoli. Giuseppe Di Salvo opera una catarsi e salva
da azioni che mortificano l'essenza umana. Egli ai suoi
personaggi fa tenere tra le mani i "ferri del mestiere", allontanando dalla
tentazione dei "ferri del non mestiere". La luce dei suoi quadri ne sveglia
un'altra: quella della "Resurrezione". Le sue tematiche "siciliane" si vestono
di "universalità" ed egli si qualifica pittore al di là di ogni confine. |

Autoritratto |